Poesie di Giuseppina Montuschi Ceredi

1 gennaio 1908 – 9 gennaio 2004

Se io sapessi

Se io sapessi ripetere
almeno una, delle cento
parole buone, 
che mi dicevi
guardandomi negli occhi
con dolorosa dolcezza,
potrei raccogliere
un fascio di spighe d'oro,
di quel grande rimpianto
che in tutti hai lasciato.
Non è un vuoto, 
perchè hai costruito
una grande strada
al posto del sentiero,
perchè a noi più facile 
riuscisse di seguirti.

L'immagine

Struggente tristezza, come se, 
solamente un giorno
fosse passato.
Guardo giù per la strada,
e mi tradisce il vetro:
in fianco a me l'immagine
tua di un tempo:
Una mano ch'esce lenta
dalla tasca, per posarsi
sulla mia spalla.
Non parli.
Aumenti forse, o sembra a me,
il peso della mano,
come fosse quello
l'unico modo per dirmi:
"Sono pure
qui ancora!"

Mi parlavi?

Ieri scendeva
una pioggerellina
leggera leggera, 
una carezza
sul viso, sui capelli.
Rasserenata, quasi giuliva
camminavo sul prato.
Nel cuore
lievi pensieri.
Eri tu che parlavi
sommesso
con dolcezza, 
come un tempo 
facevi?

La tua voce

Le pareti bianche
delle stanze
raccolto hanno la tua voce.
Mi giunge anche
qualche risata leggera
spensierata.
Tutte cose di allora
quando nella gioia
della vita di qui
credevo ancora.

Si diverte il sole

Si diverte il sole
tra i tuoi capelli
di un oro
senza prezzo.
A scarmigliarti 
gioco.
Mi afferri ai polsi e
come uccello, impigliata
per sempre rimango
nella tua rete dorata.
...e avevi le pupille
color dei fiordalisi, 
quelli belli di campo
nati tra il grano alto.

La sera

Mi sono ubriacata di sole.
Ho girato tra prati
pieni di margherite,
ho raccolto fasci 
di fiori di campo,
ma non ho risentite
le tue parole d'amore
di un tempo.
Il tuo braccio
non mi ha difeso 
dal vento.
La tua mano sicura
non mi guidava 
in cerca
del giusto sentiero...
Ed ora è già sera.
La sera.

Ci tenevi per mano

Ci tenevi per mano
e insieme si rideva
perché vicino con Te
sempre era primavera.
Si progettavan gite
scherzando sul Tuo timore
di parlare delle cose
ancora da avvenire.
Di cosa eri presago
quando fermo guardavi
fissamente il cielo?

La calla

Era un fiore
claustrale,
austero,
impersonava 
l'olocausto;
entrato di moda, 
come la musica
Gregoriana,
batte la hit-parade
d'incasso.

La mimosa

La mimosa decantata, 
preziosa,
tanto profumata, 
svaporata, 
costruita senza senso,
non ha linea
né consistenza,
vive un giorno
e avvizzisce.
Le foglie a frangetta
e tutti quei gialli
- pallini piccini -
che non fanno grappolo
né mucchio,
sparsi per terra,
son come coriandoli,
non valgono niente.

Il petalo rosa

Aleggia,
sobbalza,
non si sa
se posato
o sospeso,
tanto è lieve
il petalo rosa:
la mano rugosa
del vecchio
si allunga,
vorrebbe...
non osa:
guarda
ammirato,
sorride 
rapito.
Forse ricorda:
«Oplà, oplà cavallone»!

Vi lascio amici

Vi lascio amici,
per un poco solo.

Ritornerò quassù
forse come oggi,
e come voi,
nel volo,
e spero di trovare allora
un vasto spazio
e illimitata luce.

E'

E'
il filo elettrico
l'altalena delle rondinelle.
Nella siepe di lentisco
il nido del pettirosso.
Sul ramo del cipresso
canta la cinciallegra.

Si allunga quest'anno l'autunno

Si allunga quest'anno l'autunno
un mattino verrà di colpo l'inverno.
Silenzio, una coltre di nebbia gelata.
Diranno:
"Così d'improvviso è mancata!".

Il soffitto del prato

Il soffitto del prato
è un indaco intenso.
Non passa nube,
la brezza è leggera
e porta odore di mare.
Ancora c'è qualche cicala,
gli uccelli temono
a farsi sentire,
e volano bassi,
osano appena zirlare
tra i ligustri e l'altea.
Oggi è un giorno di pace.

Nel calore del sole

Nel calore del sole
che i millenari
mattoni decolora,
ho trovato la forza
di far retrocedere
il dolore.
Come sorgiva,
che ride ignara
al solleone,
ho ritrovato la voce
per gridare
la mia arsura d'amore;
e un volo serrato
di uccelli viaggiatori
nell'indaco intenso
hanno sfrecciato
per divulgare
mille strida gioiose.

E di un balzo

E di un balzo
uscì dal mare il sole,
già di luminosità adulto
e fu festa grande di tutto.
Sciolse nei campi la rugiada
e ne fece gioioso canto.

Contavo le stelle

Contavo le stelle.
Venne l'alba,
ed il sole uscì con un balzo
dal mare.
Mi sentii bruciata dal sole,
riarsa.
Vissi meriggi di fuoco,
poi il tramonto mi avvolse
lento,
con tenui colori,
e finii come
l'edera di quassù.

Annotta

Annotta.
Tra il rado fogliame
degli alti pioppi
le vivide luci lontane
di San Marino.
O forse una giostra
festonata di lampadine
per la sagra del paese?

La mia è una barca

La mia è una barca
senza remi, timone
e senza vela.
Naviga sull'onda lenta
come vuole la corrente,
oppure dritta e veloce
quando s'alza il vento.
Se si appanna il sole
mi copro gli occhi
perché ho paura:
sola sul mare.
Non penso a nulla, mi sembra,
eppure piango a volte,
ed urlo, qui dove posso farlo
senza ritegno.

Ora è vuota la casa

Ora è vuota la casa
sul piccolo monte,
i rondoni non amano
i luoghi disabitati,
ogni essere cerca calore
(passi sul ghiaietto,
richiami tra il verde)
un camino bisogna che fumi.
Non questo silenzio.
Il sole nasce dal mare
e incristalla la brina,
passa alto, sosta ancora
dietro ai colli frastagliati 
di case a ponente,
poi la luce rossastra
diventa violetta, poi nera:
rimane questo freddo silenzio.

Allora

Allora:
c'era sempre per le scale
scalpiccìo e scricchiolìo
di sassolini,
e nei bagni tanta sabbia
sulle mattonelle smosse.
Ad ogni ora del giorno
vocìo e richiami,
accenni di canzoni,
strilli, qualche pianto
gnoloso e risatone.
Ora, che tutto
in gran fretta,
è stato riordinato,
che persino ho messo
le tendine...
dietro ai vetri
non si vede più nessuno, 
e c'è un gran silenzio,
un odore di pulito
che dà soggezione...
Aria di vuoto,
di nido abbandonato.

Rimasta io sola

Rimasta io sola, sono,
sulla collina.
E qui mi bacia il sole
appena s'esce dal mare
ogni mattina.

Partiti tutti

Partiti tutti
sono gli storni,
rimasto è il nido
tra i coppi rotti.
- al mattino
col levar del sole,
nell'aria passano
ancora le loro strida,
ed ombre nere
tracciano strisce
contro il cielo -
Così mi pare, e aspetto.
Illusa.
Aspetto in un ritorno.

Uccelli

Il verde tappeto costellato
è di margherite,
l’edera risale
in capricciose volute
i sostegni brevi della panca.
Un forsennato cinguettio,
un diverbio incalzante,
uno sgarbato stridore.
-Sono gli uccelli
o voi da capo in litigio?-
Torna la quiete e attacca
gioiosamente il fringuello.
-Ammonisce o vi burla?-
Risponde suadente
con note equilibrate
di perfezione armonica la capinera.
Questo era ieri, ed oggi?
Un vociare viene dalla casa
e son parole dette in tono duro
con bocca amara già di adulto.
-Ragazzi, vi prego, siete fratelli,
non fatevi del male!-
Perché dall’albero non esce
ancora in canto
lo scherzoso fringuello?
O la materna capinera?

Non voglio dormire

Non voglio dormire
voglio sentire
il tramestio dei rondoni
che si apprestano a partire.
Più sola, le notti seguenti
proverò l’angoscia
per la loro assenza

Come vorrei

Come vorrei
o allegra capinera
accompagnarti
in canto.
Indaffarata vai
sino alla sera.
Fraseggi allegramente
e fai della mia aia
un’accogliente
oasi di pace.

Prima che la "calaia"

  Prima che la “calaia”
si sperda giù
verso il fosso grande,
c’è un alberello di sorbo:
Foglioline minuziosamente
smerlettate, ricamate, come
i centrini da rosolio
della famosa zia Tuda.
Chi aspetta in visita il sorbo?
Lei era una nuvola d’oro, eppoi
diventò argentea, eppoi
dolcemente si spense.

Tanta luce c'era sul mare

Tanta luce c’era sul mare
ma era lontano
oltre l’ampia pianura
raggrumata di case
e solcata da strade.
Il cuore avvantaggiava
la vista,
godendo di azzurro spazio,
infinito.
Sogno mai appieno colmato
perché, mentre l’occhio
indaga felice, dal fondo
risale il rimorso
di essere soli a goderne.

Il rombo

Il rombo
duro e monotono
del trattore sale
su dalla valle,
investe la quiete
del mattino e spande
una ferrigna ansia,
di vita imposta,
senza più speranza
di liberi pensieri.

Al pilastro del mio cancello

Al pilastro del mio cancello
sulla strada che porta al paese
è appesa una bandiera bianca.
Vuol dire:
        - Entrate pure, qui c’è pace! -

I cipressi

Tutti in fila
sul ciglio erboso
della strada
che porta
in ripida salita
al Borgo antico.
Al mattino guardano
allegri il mare
che scintilla lontano.
Abbuiano a sera
e sono, solenni frati
in silenziosa preghiera.

Acquazzone

L'acqua esce dal pluviale
a fiotti, come da fonte,
corre veloce, costeggiando
il muro della casa, 
allegra e gioconda.
Ha ritrovato la luce
e forse, tra poco
il sole.

Attesa

Colpi di vento strappano
bave di vele al tramonto,
fraseggiare querulo del tuono,
scende rapido lo scuro
a livellare monte e piano.
Lampo che traccia singhiozzo
di accecante luce,
poi nel buio esplode
secca la saetta.
...non cade d'acqua 
una goccia.
Anche la buona terra
con ansia aspetta...

M'incanta il colore

M'incanta il colore
dei melograni,
aspiro rosmarino e mentolina, 
mi sdraio sulla terra
m'imbevo del suo umore
ma rimango -
quella cosa sospesa
e priva di essenza.

Il cimitero di Montilgallo

Un fazzolettino orlato di rosso,
smerlato di cipressi,
steso tra due collinette
zeppe di ulivi.
Il sole attraverso la vetrata
della piccolissima Cappella
stampa, in un angolo,
una smisurata Croce.

La scuoletta

In bilico, nel verde della strada
che viene dal paese, 
la scuoletta piccina
porta anche lei
il bianco grembiulino.
A sorvegliarla un abete,
un cipressetto, un tiglio,
il giardino col piccolo orto.
Ma c'è una particolarità, 
non ci sono persiane 
alle finestre, così il sole
ne entra ed esce
in piena libertà

Ancora sogni

Ancora sogni che
ti aspetta il mare,
incrinato appena
di biancori al largo,
e ti accarezza il vento
e tu trasali, con lieve
brivido gioioso.

Dal pianerottolo

Dal pianerottolo
si affaccia la scala:
"Vieni su?"
Il gradino di sotto:
"Scendi?"
Ed io come sempre
tentenno.

Siedo sul vecchio paracarro

Siedo sul vecchio paracarro
rimasto al bivio delle due strade, 
quella pel monte e quella per la valle.
La valle verde, fresca
con le roselline di macchia,
e giù giù vicino all'acqua
i grandi fasci di giunchi,
e dove il Pisciatello si ferma,
si allarga, un mare di giunchiglie
bianche dal cuoricino d'oro,
e muschio, tanto muschio;
e c'è un odore strano,
un odore buono di fresco,
di primavera, sempre, 
anche se quassù è già estate.

La strada in forte salita

La strada in forte salita
bordata di verde,
ombreggiata di acacie,
così alte e fitte d'estate;
ora curata, asfaltata,
ma tanto ahimè 
frequentata,
conserva ancora intatta
la gioia di condurti 
ad una ridente borgata.

Senti questo vento

Senti questo vento
che viene dal mare
e porta di un tempo
le voci; i gabbiani
venivano a riva,
s'univano le strida
agli urli, nel gioco,
dei nostri bambini.
La battigia era piena
di buchi e castelli
che l'acqua smerlava
con schiuma biancastra,
poi imperlava l'arena.
Il cuore aveva timore
non godeva del giorno,
ammucchiava sgomento,
e sul tempo ci ha vinto
il dolore.

Patatine arrosto

Sì all'aroma di rosmarino
raccolto nell'orto a fianco a casa,
correndo a piedi scalzi
sui ciuffetti di erba mentolina.

Per un Natale - molti anni addietro

Ritrovarvi, 
dopo avervi quasi smarrito...
tutti quegli interminabili anni
della giovinezza in fermento,
ed ora, se la voce è di adulti,
se la mano non cerca più la mia
per attraversare con sicurezza
la strada, e non sarebbe più
tenera e calda come allora...
Ritrovarvi, attorno come
un tempo, quasi tutti, ma non
più in bisticci o giochi, ma in
pacato conversare, rotto ogni tanto
da uno scherzo alludente, o gioco
di parole per l'uno o per l'altro,
con affettuosa schermaglia, che
riporta a galla vecchi difetti, o
infantili torti subiti; ma senza
ironia per chi è più saggio, o
più fortunato, o viceversa.
Concordi: ecco la giusta parola;
affettuosamente, umanamente
concordi tra voi e con me:
        per camminare. Come
            facemmo Lui ed io,
            coraggiosamente,


            e che Dio ci assista.


 





Gli uccelli

...e un giorno si aprì
la grande uccelliera
dalle stecche d'oro:
ad uno ad uno gli storni
s'involarono nel cielo
in cerca d'aria nuova.
Chi a colpi ben decisi d'ala,
chi lentamente guardingo,
quasi restio...
...rimase però sempre
nella gabbia, un buriolo
d'acqua fresca pieno.



Uno dei fiori preferiti da Giuseppina...lo metteva in tanti suoi dipinti: il fiordaliso!

Imbrunire a Montilgallo

Era come oggi
di settembre al finire;
nel folto del lentisco
un pigolar sottile
ch'era già l'imbrunire.
Si dicevano quelle 
solite cose quiete
come l'aria d'intorno
serena e un poco pigra.
...è avanzata la notte
senza arroganza,
così che potevi anche 
pensare fosse l'alba.

Il pozzo

Per arrivare all'acqua
trenta metri di corda,
il secchio, da basso
dà un tonfo sordo, 
nel risalire colmo
l'acqua sciaborda
con suono di schiaffi.
Eccola, limpida, fresca, 
piccole bolle in superficie
come fosse gasata.
I ragazzi  arrivavano allegri
richiamati dall'inusitata
avventurosa fatica.

Tu allora lo chiamavi:
"il pozzo della giocondità".
Oggi ho decisamente
smarrito - il tempo -
perché porto nel cuore
spazi immisurabili
di lieti ricordi.

Settembre

Che caldo tra i filari
di vite, c'è già un afrore
di mosto e ronzio d'imenotteri.
I grappoli d'oro, le foglie palmate
macchiate di solfato di rame
e sotto le stoppie bruciate;
forse qui si è fermata l'estate!
Ma ancora domani
attraverso la trasparenza 
di un vino biondo sincero
risentiremo l'euforia
di questo incantevole
spensierato mattino.

Gli ulivi

Ampi squarci di granate
sui millenari tronchi;
ma i nuovi rami
usciti con prepotenza
dalle ferite,
fronzuti, dritti,
carichi di frutti,
mostrano la generosa
forza della terra.

La donna e l'amore

La foglia larga e piatta, cadde:
tanto si era specchiata nell'acqua
sempre nuova del torrente,
che andava velocemente o lenta
secondo le stagioni ed il tempo:
- e si lasciò portare sicura
senza paura...

Poesia sul fiume Po

Mi permetto di inserire tra le poesie di Giuseppina, la poesia che ho scritto io, dedicata al fiume Po, e che è stata recentemente pubblicata nel libro Poesie del Nuovo Millennio vol. 8 - Aletti Editore            Daniela  



A due passi da me



  Nottetempo ha lasciato il mio giardino,

  dove si era trattenuto giusto il tempo di un saluto,

  a piccoli passi è tornato nel suo letto

  lasciando indimenticabile il suo ricordo,

  ha ripreso la sua inarrestabile corsa

  verso il mare,

  ed io so già,

  spaurita ma affascinata

  che il suo non sarà mai un addio.


 










  

Il temporale



Il lamento del vento nel canneto,
il pianto della pioggia sulle stoppaie,
un urlo lontano di uccello sperduto.

Poi un lampo abbraccia
lo spazio del cielo,
e il tuo singhiozzo
è coperto dal brontolio del tuono.


Il tiglio


“ Giocai col tempo,
e mi vestii
come se eterna fosse
-  Giovinezza – "
Sta brontolando
il tiglio;
ma lascia in dono
al prato
un dorato tappeto
che la brina ingemma.



Il ciliegio


  Ho dato:
per l’aria ancora acerba,
trasvolar di petali rosati;
ho dato frutti succosi,
e in cambio
mi ha reso il vento
stormir di rami;
mi ha dato l’uomo
interessato affetto.
Sono felice, perchè
donare è gioia!



Il quadro di nonno Carlo



Il sole batte
sì forte
sul quadro
dipinto dal nonno,
che più non si vedono
i monti, il lago, le barche;
ma solo – riflesso l’azzurro
- così azzurro quel cielo!



Ancona


Che festa di gerani alle finestre!
Passa la processione?
No, solo primavera
spinta dal vento,
s’incalana
giù per le strette viuzze.

Da una finestra contro l’altra
a volte, s’intravede il mare.

E il vento spinge forte,
ancora una scaletta, un cunicolo,
uno scivolo, uno stretto passaggio
tra due alte mura e siamo al molo.

Definizioni


Una gioia
  alchimia.

Un minuto
  tempo.

Un bacio
  amore.

Uno schiaffo
  odio.

La solitudine
  la prova del nove.


La foglia


Fin quassù all’ottavo piano
vorticata dal vento
è arrivata una grande
foglia secca d’ontano.
Lui pazzo la regge
ancora più in alto
in vista al terrazzo.
Lei ingenua spensierata,
sta nel gioco felice;
si vede come ala
d’uccello o farfalla;
non sa che di schianto
ricadrà sull’asfalto.



I ciclamini


Un comizio di cipressi
fitti e scuri
attorno alla radura,
nel mezzo, un tondo
cuscino di ciclamini.
........
cantano ancora le cicale,
è tanto lungo il giorno!
Ed io vorrei addormentarmi
su quel violetto guanciale.


Non lo sapevi?


Carnevale nel cielo
come l’arcobaleno;

carnevale nel prato
come l’aiuola fiorita;

carnevale nel cuore
con tanto d’amore.

Poi sale la nebbia
e tutto dilaga
quel magico gioco.

La mano


La mano lenta,
inconsciamente
guida la matita,
escono anelli
tutti uguali
qua e là distribuiti
nello spazio ampio
del foglio.
Come tristi pensieri
di solitari individui
che non sanno
unirsi tra loro
e cercare conforto.
  Così siamo.

L'idea


L’idea andava lenta
per la buia strada bagnata;
era d’autunno.
Bussò ad un portone scuro
ma non rispose nessuno,
allora andò, avanti ancora
per un poco, sino
ad una porta-cancello
con tanti campanelli;
a caso ne suonò uno:
“ chi è ? “
dissero nel citofono,
“ .......”
fu con sgarbo richiuso,
attese. 
Era molto triste;
poi si decise e si avviò
il muro rasentando,
sino al giardino all’angolo,
c’era una panca di pietra,che
la pioggia aveva rifatto bianca,
e luceva sotto al lampione.
“ che idea con questo freddo
e con questo vento, stare lì seduta!”
diceva la gente che passava,
nessuno la cercava.
   Tutti ne facevano senza.